La paga del sabato

La paga del sabato
Goodreads Rating: 3.73
Author: Beppe Fenoglio
Category: Fiction
Published: 1996 by Einaudi (first published 1969)
Pages: 159 pages
Language Italian

cinque spunti su uno dei romanzi fenogliani dalla vicenda editoriale più travagliata (per dettagli, citofonare elio vittorini). 1) della vita. «finalmente arrivarono gli impiegati, otto, dieci, undici in tutto, non si mischiarono agli operai sull'asfalto, stettero sul marciapiede. lui si nascose dietro l'orinatoio e li osservava attraverso i trafori metallici. «io dovrei fare il dodicesimo», si disse, ma cominciò a scuotere la testa, non finiva più di scuoterla e diceva: - no, no, non mi tireranno giù nel pozzo con loro. io non sarò mai dei vostri. siamo troppo diversi, le donne che amano me non possono amare voi e viceversa. io avrò un destino diverso dal vostro, non dico più bello o più brutto, ma diverso. voi fate con naturalezza dei sacrifici che per me sono enormi, insopportabili, e io so fare a sangue freddo delle cose che a solo pensarle a voi farebbero drizzare i capelli in testa. impossibile che io sia dei vostri». 2) degli uomini.

«ecco là gli uomini che si chiudevano fra quattro mura per le otto migliori ore del giorno, tutti i giorni, e in queste otto ore nei caffè e negli sferisteri e sui mercati succedevano memorabili incontri d'uomini, donne forestiere scendevano dai treni, d'estate il fiume e d'inverno la collina nevosa. ecco là i tipi che mai niente vedevano e tutto dovevano farsi raccontare, che dovevano chiedere permesso anche per andare a casa a veder morire loro padre o partorire loro moglie. e alla sera uscivano da quelle quattro mura, con un mucchietto di soldi assicurati per la fine del mese, e un pizzico di cenere di quella che era stata la giornata». 3) delle donne. «lo prese un furore, nessuno che lo facesse infuriare come le persone che lo amavano, sua madre, adesso vanda, palmo prima non l'aveva fatto infuriare tanto.

la mano gli tremava per la voglia di correre alla pistola, si sentiva capace di minacciarla con la pistola. vanda gli aveva visto la faccia, alzò adagio la camicia, guardandosele scoprì le gambe strettamente unite. - continua.

continuò, ma aveva alzati gli occhi dalle sue gambe e non guardava lui, ma più in alto. - perché? - gli disse poi vanda. - perché tu mi piaci, mi piaci troppo. io metterei la mia vita tra le tue gambe.

devo stare bene attento a non perderti. lei si protese sulla ringhiera: - non mi perdi, non mi perderai mai, se dipende da me. sei solo tu che puoi far sì che tu mi perda. - lo so, lo so. proprio per questo». 4) della morte. ettore, con l'ultimo fiato: «sei un cretino, palmo, mi tocca morire per un cretino come te». 5) delle ricorrenze. ettore l'indomito è il protagonista qui, ma è anche uno dei partigiani più legati a johnny. nella realtà ettore costa fu un amico di fenoglio fatto prigioniero dai tedeschi, per il quale lo stesso scrittore tentò inutilmente uno scambio. la sua storia è poi in parte riversata ne una questione privata. giorgio, per fenoglio è invece evidentemente nome da figlio di papà. che sia uno dei personaggi principali come in una questione privata, o una comparsa come ne la paga del sabato, i tratti per definirlo sono gli stessi e hanno a che fare con scene di ballo: «fulvia ballava spessissimo con giorgio clerici, duravano anche per cinque o sei dischi consecutivi, slacciandosi appena negli intervalli. giorgio era il più bel ragazzo di alba ed anche il più ricco, ovviamente il più elegante.

[...] fulvia era entusiasta di giorgio, come ballerino». e qui invece, mentre ettore lo osserva ballare con vanda: «giorgio, uno ricco che suo padre era padrone di tre mulini».

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